Io so questo: che chi pretende la libertà, poi non sa cosa farsene

28.06.2017 15:29

                           “Io so questo: che chi pretende la libertà, poi non sa cosa farsene”

               

Così Pier Paolo Pasolini presagiva in maniera lapidaria la triste realtà dei nostri giorni, la realtà della scelta disimpegnata a cui spesso, per molti, non segue mai un impegno concreto.

Ma per calarci concretamente nella nostra realtà, facciamo un passo indietro. Grassano, 11 Giugno 2017: dopo mesi intensissimi di campagna elettorale, di propaganda e dibattiti, si insedia, vincitrice, l’amministrazione Luberto. E all’improvviso, nell’ondata movimentata di novità –come è giusto che sia- alcune pretese di vari cittadini, che fino al giorno prima si facevano paladini e difensori di cotale diritto o tal’altro, si placano come un’onda violenta che spumeggiando si affievolisce a riva. Proprio ora, proprio nel momento della costruzione. Per renderlo con un’immagine immediata, verrebbe da paragonare tutto questo ad una squadra di operai, che dopo aver discusso fino all’ultimo sangue nella scelta dei materiali per la costruzione di un edificio, quando si arriva ad una decisione democraticamente comune, ecco che all’improvviso tutti gli altri operai si allontanano in disparte, ritirandosi come piccole vedette lombarde dietro l’osservatorio immaginario che filtra e distingue il bene dal male, ignari del fatto che l’edificio messo a progetto sia una casa comune. E a chi piacerebbe vivere in una casa di cui non ha scelto i mobili, il colore delle tende o i cuscini da mettere in giardino? Sarebbe come vivere in una casa non propria, come vivere a casa di terzi e dunque come sentirsi perpetuamente estranei e forestieri di se stessi. E potremmo anche indignarci dinanzi alla triste consapevolezza di questa realtà, se non fosse che siamo proprio noi, cittadini liberi, a sceglierci la parte, a scegliere di essere dei non-costruttori, degli spettatori passivi che delegano la propria parte di lavoro a una rappresentanza che, per essere rappresentanza costruttiva, ha bisogno del supporto e dell’apporto concreto di ogni singolo cittadino. Una rappresentanza che possa farsi portavoce del popolo è possibile solo quando c’è dialogo, quando c’è una partecipazione attiva e soprattutto propositiva, quando le scelte dell’amministrazione comunale non sono una decisione unilaterale che la cittadinanza subisce in maniera passiva, quasi contenta che magari le cose non vadano per il meglio, perché solo così ci si potrà crogiolare nella sterile lamentela. Bisogna esigere, certo, ma con cognizione di causa e allo stesso tempo bisogna saper dare, bisogna chiedere, ma essere disposti ad accogliere, a mettersi nei panni degli altri, bisogna provare a capire cosa significhi lavorare ad un progetto comune che non finisca dietro al cancelletto del nostro giardino, ma spazi, vada oltre, si faccia progetto per la comunità tutta. Mettersi in gioco è il solo modo che abbiamo di superare l’idea inflazionata che la politica sia asservita a pochi eletti, che sia un cumulo di marcio da cui scappare. E possiamo dimostrare il contrario solo partendo dal basso, ché è da lì che si cambiano davvero le cose, e lo si fa tutti insieme. Che gli atteggiamenti sbagliati o le iniziative inadatte vadano condannate è assolutamente giusto, ma con consapevolezza e buona informazione, non puntando sempre il dito contro i grandi poteri e sparando a zero pourparler. In un paese come il nostro che vive costantemente il rischio dello spopolamento e dell’abbandono, è indispensabile che ci sia una collaborazione reale e sincera da tutti i fronti, se non altro per rallentare questo processo di declino che potrebbe realmente sopraffarci. È per questo che oggi vorremmo donare ad ognuno (e a noi stessi in primis) un piccolo vademecum che ci aiuti a diventare dei cittadini migliori, con l’augurio che l’amministrazione attuale si mostri pronta ad una collaborazione matura, che nasce da una profonda consapevolezza individuale.

1) FARE PRIMA DI GIUDICARE: La tendenza a pensare “io l’avrei fatto meglio” piuttosto che “aiuto a farlo meglio” porta ad esprimere giudizi che sfociano in pregiudizi. In questo caso qualsiasi operato verrà giudicato in maniera negativa sin dal principio e nessuno apporterà modifiche migliorative. Si può migliorare con un atteggiamento più partecipativo verso il comune, informandosi costantemente dei movimenti della giunta e proponendo modifiche sensate e migliorative: il consiglio comunale è aperto al pubblico ed è la sede perfetta per un confronto con l’amministrazione.

 

2) RACCOLTA DIFFERENZIATA: E’ una lacuna grave della nostra comunità. Ci auguriamo che la nuova giunta possa al più presto fare un piano preciso di raccolta differenziata. Ma nel frattempo, perché non iniziamo noi stessi a farla? Mancano i bidoni? Iniziamo a differenziare l’umido da altri materiali e soprattutto iniziamo a PRETENDERE un servizio adeguato di raccolta differenziata. Se il comune non affrontasse il problema seriamente dovremmo chiedere chiarimenti, ma bisogna anche confidare nella nuova amministrazione. Le rivoluzioni iniziano sempre dal basso, quindi iniziamo a differenziare bene la spazzatura. I rifiuti possono essere proficui se gestiti bene.

 

3)PROGETTI A LUNGO TERMINE: Bisogna iniziare a pensare al domani. Siamo fortemente legati all’oggi, al tutto e subito. Le idee vanno covate e ci vuole tempo perché si sviluppino. Bisogna credere ai sogni nel cassetto, ma mollarli subito se sono irrealizzabili. Il comune può darci molte informazioni sui tanti bandi emessi dall’Unione Europea che finanzia chi ha un’idea realizzabile e a lungo termine. Questo vale per l’agricoltore come per l’ingegnere. Osare ma in maniera coscienziosa, questo deve essere il motto.

 

4) INTERESSE ALTRUI: Non guardiamo solo nel nostro giardino ma ampliamo l’orizzonte, così da scoprire che insieme è più facile. Nascita di consorzi e associazioni può solo giovare alla comunità, sia in termini economici che sociali. Il vicino di casa può aver bisogno di aiuto e bisogna darglielo, anche se sappiamo che lui non ci aiuterebbe. Vedrete che in caso di necessità ci sarà qualcuno benevolente a darvi una mano.

Ed è con i tre compiti di Gramsci che proviamo a porre la prima pietra di questa casa comune, con la speranza di vederla crescere insieme: «Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza».

 

Maria Rosaria Deniso

 Francesco Pirrone